Oggi giungono notizie importanti dalla Federazione Russa.
Qui, a soli sette giorni dalla firma, la Russia ha infranto la tregua energetica con una massiccia ondata di attacchi missilistici e con droni contro centrali elettriche ucraine.

In risposta, l’Ucraina ha lanciato una potente rappresaglia, non colpendo le infrastrutture energetiche russe, bensì puntando direttamente alle basi aeree strategiche della Russia.

Nelle recenti dichiarazioni del portavoce del presidente russo, Dmitrij Peskov, è stato affermato ufficialmente che Mosca si riserva il diritto di non rispettare la tregua, aggiungendo che gli attacchi contro le strutture energetiche ucraine continueranno, accusando Kyiv di aver violato per prima l’accordo. Già nei giorni precedenti, la Russia aveva messo in discussione la tregua, pretendendo la revoca delle sanzioni sulle banche e istituzioni finanziarie statali russe come condizione aggiuntiva, nonostante l’accordo fosse già stato sottoscritto. Peskov ha inoltre affermato che il rifiuto dell’Unione Europea di revocare le sanzioni dimostra la mancanza di volontà di porre fine alla guerra, anche se tali pretese russe sono emerse solo retroattivamente.

Per giustificare la propria violazione della tregua, le forze russe hanno inscenato un attacco sotto falsa bandiera nella regione di Kursk, sabotando la stazione di misurazione del gas di Sudzha e attribuendone la responsabilità a un attacco aereo ucraino.

Un dettaglio rilevante è che gli ucraini avevano già interrotto il flusso di gas attraverso quel gasdotto a gennaio, e la fanteria russa aveva tentato di utilizzare i condotti vuoti per infiltrarsi a Sudzha. In seguito, gli ucraini avevano distrutto il condotto — e tutti i soldati russi al suo interno — con munizioni a grappolo e artiglieria. Poiché il transito del gas non è mai stato ripristinato da allora, non c’era alcuna motivazione tecnica per riparare le tubature o riattivare la stazione, se non per metterla in scena come bersaglio di un falso attacco.

Nonostante ciò, la Russia ha utilizzato l’episodio come pretesto per riavviare gli attacchi con missili e droni contro le infrastrutture energetiche ucraine, lanciando 43 missili e 74 droni, di cui le difese ucraine sono riuscite a intercettarne 30 e 47 rispettivamente. Il Ministero della Difesa russo ha ammesso apertamente di aver colpito obiettivi legati alle infrastrutture energetiche militari ucraine, e gli attacchi residui hanno provocato gravi danni, causando l’interruzione temporanea della rete elettrica in diverse aree del Paese, lasciando molti centri abitati senza corrente elettrica nel bel mezzo di temperature notturne sotto lo zero.
Ciononostante, gli ucraini si stanno astenendo dal colpire a loro volta l’infrastruttura energetica russa, nella speranza di mostrare alla comunità internazionale quale delle due parti è l’aggressore.


La rappresaglia di Kyiv si è invece concentrata su obiettivi militari strategici, per neutralizzare la capacità offensiva russa e prevenire ulteriori danni al sistema energetico ucraino. In particolare, gli ucraini hanno attaccato con droni la base aerea di Shaykovka, nella regione di Kaluga, dove sono dislocati i bombardieri strategici Tu-22 russi. Questa base è una delle sole due in Russia vicine all’Ucraina che operano con i rari jet Tu-22, utilizzata per il rifornimento e la riorganizzazione degli aerei russi coinvolti negli attacchi. Gli ucraini hanno colpito depositi di missili, rifornimenti di carburante e strutture di manutenzione degli aerei, per ridurre le capacità russe di condurre ulteriori raid e colpire, se possibile, i bombardieri stessi, atterrati proprio dopo aver lanciato i loro attacchi sull’infrastruttura energetica ucraina — un’azione che dimostra l’agilità e la reattività delle forze ucraine.

Come si ricorderà, prima della ratifica della tregua energetica, l’Ucraina aveva già colpito la base aerea di Engels, distruggendo 96 missili da crociera e compromettendo tre grandi attacchi missilistici russi previsti per la fine di marzo, impedendone il lancio. Anche se i rapporti preliminari non rivelano ancora l’entità dei danni inflitti alla base di Shaykovka, è chiaro che l’azione ucraina ha compromesso — se non del tutto impedito — un’altra possibile ondata di attacchi missilistici russi.

In definitiva, la Russia sta tentando di cancellare completamente l’accordo di cessate il fuoco, utilizzando un’operazione di sabotaggio sotto falsa bandiera come giustificazione per riprendere gli attacchi contro il settore energetico ucraino, causando interruzioni della corrente in tutto il Paese. In risposta, invece di colpire strutture energetiche, l’Ucraina ha scelto di neutralizzare le capacità offensive russe, prendendo di mira basi aeree strategiche. Nel suo discorso serale, il presidente Zelensky ha ricordato che da settimane è sul tavolo la proposta statunitense per un cessate il fuoco incondizionato. E quasi ogni giorno, in risposta a questa proposta, la Russia invia droni, bombe e missili contro le città ucraine.

Zelensky ha sottolineato come questi attacchi dimostrino la mancanza di volontà da parte di Mosca di raggiungere una pace duratura, chiedendo ulteriori pressioni e sanzioni internazionali, nonché un rafforzamento della difesa aerea ucraina per respingere gli attacchi russi e costringere il Cremlino a negoziare.

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